Dei cittadini italiani, originari del Bangladesh e di religione islamica, hanno chiesto uno spazio cimiteriale per i loro defunti.

Cittadini italiani, lavoratori, contribuenti, membri della nostra comunità di Cadoneghe che hanno ora risposta da parte del sindaco solo dopo 5 anni (e solo sui social?).

“Il cimitero è uno spazio pubblico”, ci rivela il Sindaco nel post che pubblicizza la sua decisione (e tale deve restare, rispondiamo in coro) ma non sembra essere questo in discussione: della “proposta articolata” di cui parla cita solo “ingresso autonomo, spazi per la preparazione delle salme, sala di preghiera”, fin qui niente che sovverta l’ordinamento dello Stato.

Ricordiamo che in passato non potevano essere tumulati defunti che non avevano avuto un funerale religioso e che è relativamente recente la possibilità di cremazione, aspetti in passato vietati dalla religione cattolica e su questa base non consentiti neppure dallo Stato (un tempo in cui eravamo un po’ meno “secolarizzati”).

Ricordiamo che esistono, da molto, cimiteri ebraici, cimiteri inglesi…: situazioni specifiche hanno richiesto e doverosamente consentito questi “spazi dedicati”.

La presenza oggi di numerosi cittadini italiani di religione islamica è un’altra situazione specifica che la trasformazione della società ci chiede di considerare: non di accogliere tout court, ma di considerare e di approvare o non approvare per specifiche motivazioni, non per sommaria discriminazione. Secondo il Sindaco di Cadoneghe Marco Schiesaro “introdurre criteri che prevedano separazioni per genere, modalità di sepoltura rigidamente (?) legate a precetti religiosi o altre distinzioni non previste dal nostro ordinamento (?) significa spostare l’asse da uno spazio comune a uno spazio confessionale”: forse no, forse si tratta solo di creare spazi aperti ma distinti per le diverse scelte.

Non sappiamo se il progetto sia fattibile, non ne conosciamo i dettagli, ma rileviamo che il Sindaco ha rigettato la richiesta senza indicare alcuna motivazione specifica, senza indicare quali “principi fondanti dello Stato” sarebbero violati, quale “responsabilità amministrativa” sarebbe in discussione. Certo il progetto deve rientrare in una “pianificazione complessiva, sostenibile e coerente” per quanto riguarda gli aspetti urbanistici, ma questo è un compito della sua amministrazione, più pertinente che ritenersi preposto alla tutela della “secolarizzazione”, o ergersi a nemico della “Sharia”.

Chiamare in causa la Sharia di fronte alla richiesta di poter seguire modalità di sepoltura di altre religioni non in conflitto con le nostre normative cimiteriali è come affermare che una ristorazione Sushi o Kebab o una macelleria Kosher non possono essere consentite: infatti lo sono in quanto non violano le norme igieniche del nostro Paese, non generano oneri per la comunità.

Una società che è stata capace di approvare la realizzazione di cimiteri per cani si lascia sconcertare dalla richiesta di prevedere inumazioni orientate alla Mecca? in assenza di motivazioni fondate la decisione sembra più derivare da una (ristretta) cultura che da principi di convivenza civile o norme giuridiche. 

Al rifiuto non articolato si aggiunge l’insinuazione del dubbio sulla disponibilità e sull’origine dei finanziamenti (che quindi sono messi a disposizione dalla comunità proponente …) come se dei semplici lavoratori, per fede, non potessero mettere insieme le risorse necessarie (e poi che ne sa, potrebbero aver investito i loro risparmi …a Dubai!).

La richiesta poteva essere esaminata sul piano tecnico, ma si è preferito montare la panna di considerazioni pretestuose, vaghe, inconsistenti, incrementando tensioni nella comunità (come il tono dei commenti degli accoliti evidenzia).
Il rifiuto è dunque pregiudiziale e ideologico.

Partito Democratico
Circolo di Cadoneghe