Gianni Cuperlo

Gianni Cuperlo nasce a Trieste il 3 settembre 1961, sposato, una figlia.
Diploma di maturità classica, laurea al DAMS di Bologna con una tesi in Sociologia della Comunicazione.
È stato docente presso l’Università di Teramo, insegnando Teoria e tecnica della comunicazione pubblica, Comunicazione politica e Analisi della sfera pubblica.
Deputato dal 2006 al 2018, viene nuovamente eletto nel 2022, è stato l’ultimo segretario della Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI) e il primo della Sinistra giovanile (Sg), ricoprendo tali incarichi dal 1988 al 1992. Nel maggio del 2013 si candida alla Segreteria del Partito Democratico e nello stesso anno ne diventa presidente.  È presidente della Fondazione Costituente del PD.

Sito: https://giannicuperlo.it/

Sintesi della sua mozione: Promessa Democratica

Serve una cultura economica e sociale profondamente rinnovata che sappia restituire centralità al lavoro come forma compiuta di cittadinanza.

Il modello di capitalismo imposto sulle due sponde atlantiche negli ultimi quarant’anni ha tolto al mercato la capacità di dare un valore alle cose. In troppi contesti è divenuto strumento di una finanza “cattiva” (perché avida) disposta a speculare su tutto, compreso il cibo. L’effetto è stato una costante instabilità e un impoverimento non più sopportabili. Anche per questo serve una cultura economica e sociale profondamente rinnovata che sappia restituire centralità al lavoro come forma compiuta di cittadinanza.

Trasmettere alle prossime generazioni un mondo più ricco e meno diseguale secondo i principi della sostenibilità ambientale, sociale ed economica è la bussola di un centrosinistra rinnovato, pragmatico e più ampio.

Il cammino dei diritti umani – sociali, civili e di partecipazione – non si è mai fermato, ma oggi ha bisogno di una stagione di lotte per conquistare traguardi globali attraverso la realizzazione anche in Italia degli obiettivi dell’Agenda Onu 2030, compresi quelli che in anni recenti hanno subito – è il caso del lavoro e della salute – brusche battute d’arresto:

  • sconfitta della povertà e della fame,
  • contrasto alla violenza domestica, agli stupri di guerra, alle segregazioni e persecuzioni
  • che colpiscono donne, ragazze, comunità lgbtq+,
  • diffusione di salute e servizi sanitari pubblici, consultori e rete dei centri antiviolenza, benessere, scuola,
  • garanzia di acqua ed energia pulite e accessibili,
  • lavoro nei diritti,
  • innovazione, infrastrutture e regole nell’epoca della rivoluzione tecnologica, dei social e dell’intelligenza artificiale,
  • riduzione delle disuguaglianze,
  • città e comunità sostenibili,
  • consumo e produzione responsabili,
  • lotta al cambiamento climatico,
  • tutela della vita nell’acqua e sulla terra,
  • sicurezza e garanzie per le persone che non è mai repressione dei fragili, ma accoglienza, protezione, recupero del degrado, informazione sui propri diritti e conoscenza dei propri doveri, accoglienza e integrazione,
  • rafforzamento della pace, della giustizia e delle istituzioni attraverso una maggiore
  • partecipazione dei cittadini.

Non esiste cultura della sinistra dove al primo posto non vi siano i diritti umani universali, a cominciare da quelli delle donne.

Il Partito Democratico torni a coltivare i temi della pace, della lotta alla fame, della libertà religiosa contro ogni fanatismo e fondamentalismo.

Il Partito Democratico è stato l’atto più innovativo che un centrosinistra radicato in tradizioni diverse ha avuto la forza di proporre nell’ultimo mezzo secolo.

L’obiettivo ambizioso era cogliere in un tempo mutato lo spazio per fare vivere una nuova cultura politica e di governo, un nuovo e inclusivo modo d’essere e di operare, dove ciascuna delle tradizioni coinvolte potesse riconoscersi e riversare il suo patrimonio di principi.

Il Partito Democratico deve cambiare molto nel suo modo di discutere, coinvolgere gli iscritti, assumere le decisioni, formare e selezionare la classe dirigente.

Bisogna recuperare la credibilità, la reputazione, che si è perduta a causa dei troppi compromessi nei quindici anni di vita che abbiamo alle spalle. L’essere vissuti come un ceto politico rinchiuso a difesa dei propri privilegi è di per sé un limite grave, oggi accentuato dal ritorno prepotente di una questione morale mai archiviata.

La strada da imboccare è un partito dove gli iscritti contano e concordano regole, partecipano alla formazione di una cultura e identità condivise con soluzioni coraggiose, anche eretiche, per collocare giustizia, uguaglianza, libertà, nel tempo dove andremo a vivere. Iscritti che scelgono e promuovono gruppi dirigenti che rispondono a quella comunità. Iscritti che non dovranno più “assistere” senza voce a scelte strategiche come nel caso della nascita del governo con il Movimento 5 Stelle nell’estate del 2019.

In futuro su decisioni di quella portata si dovranno utilizzare gli strumenti oggi disponibili per una consultazione ampia tra gli iscritti.

Rialzarsi dopo la sconfitta del 25 settembre non è solo possibile, oggi è necessario.
Per riuscirci bisogna avere il coraggio di cambiare tutto quanto non abbiamo cambiato prima.
Il nostro congresso è l’occasione per dirlo.
Ma soprattutto è il momento per farlo.             

Insieme.                                                                               Gianni Cuperlo